La Posteggia

 

Non è azzardato far risalire le origini del canto a Napoli sin dai tempi antichi ed alla mitologia ellenica.

La storia racconta infatti che le sirene divennero famose per la dolcezza del loro canto accompagnato dalla cetra o dal flauto.

Una delle sirene più celebrate era Partenope (“la vergine”) che, delusa in amore da Ulisse, venne a morire su una spiaggia del Tirreno che da lei prese il nome. Solo più tardi Partenope diventerà Napoli.

Ha inizio così la storia della canzone napoletana che, partendo dai menestrelli del Medioevo, passa attraverso i romanzaturi che tra il 1500 ed il 1600 colorarono le piazze di Napoli trasformando gli avvenimenti del popolo e della borghesia in canti e liriche (sfociando poi nei cantastorie).

Ed è proprio questo scambio e questo intreccio continuo tra la musica popolare ed il canto aulico dei poeti di corte che fa di Napoli una realtà unica al mondo.

Questi cantori girovaghi si organizzarono spontaneamente tra il Vesuvio e Posillipo già intorno al settecento dando vita alla mobilissima quanto poverissima arte della Posteggia.

Dalle taverne del seicento alle osterie e poi le trattorie ed ai ristoranti ed ai salotti privati per proporre i pezzi classici del repertorio di canzoni napoletane, comprese le divertenti “canzoni di macchietta”.

A muovere questi suonatori erano certamente la passione unita alla necessità, in quanto si trattava di un mestiere poverissimo ed a volte anche con risvolti amari.

Molti dei più illustri compositori ed artisti napoletani facevano i posteggiatori: basti pensare a Giovanni Capurro, autore nel 1883 di “O sole mio”.

I Posteggiatori quindi, pur esercitando questo “mestiere” per pochi spiccioli, rappresentano strenuamente una tradizione popolare che ha un suo posto incancellabile nella storia della musica e della poesia dell’Europa Mediterranea.

A Napoli e nel golfo, entrando in qualche vecchia trattoria, vi può capitare ancora oggi di imbattervi in un posteggiatore che, avvicinandosi al vostro tavolo, dedicherà qualche dolce melodia napoletana alla vostra signora e vi intratterrà per un po’ di tempo… chiamatelo maestro: lo avrete fatto felice!


Puoi rivivere questa atmosfera andando all'Osteria de La Compagnia dove, dopo cena, Jacuvella si lascia richiedere ai tavoli per proporre qualche antico pezzo del classico napoletano, oppure una simpatica canzone di macchietta o ancora per raccontare qualche divertente storia del passato oppure, se sei in dolce compagnia, puoi far dedicare una romantica serenata alla gentile signora.